Chube, siamo a casa!

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Roma, Piazza della Repubblica, 18 dicembre 2015

Roma, Piazza della Repubblica, 18 dicembre 2015

L’abbraccio dell’emiciclo, elegante e maestoso, e i giochi d’acqua della fontana delle Naiadi, nonostante i lavori in corso attorno al suo perimetro, mi hanno accolto ieri sera come tutte le altre volte. Con un bentornato foriero di confortante e fanciullesco entusiasmo. Come una cabrata del Millennium Falcon, tanto per restare in tema con il titolo del post 🙂

Sono trascorsi due anni e quattro mesi dall’ultima volta; un tempo difficile, faticoso, a tratti (per lunghi tratti) anche doloroso. Ma il tempo è passato, la vita continua ed eccomi di nuovo qui, con le luci di Roma che salutano il mio arrivo e si snodano all’incedere sicuro e sorridente del mio passo.
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#FioreGiallo n° 20 (o dei numeri perfetti)

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Mo je faccio er cucchiaio (cit.) 🙂

Avatar di Dario AngeloNove fiori gialli

Amsterdam, Amsterdam Arena, 29 giugno 2000. Nella semifinale degli Europei l'Italia elimina ai rigori i padroni di casa dell'Olanda, con un'epica partita difensiva in 10 contro 11 e sorretta dalle parate di Toldo, capace di neutralizzare ben 3 rigori di cui il primo nei tempi regolamentari. Il terzo rigorista azzurro è Francesco Totti, che spiazza Van der Sar con il primo (che da lì in poi diventerà leggendario) rigore "a cucchiaio" della propria carriera Amsterdam, Amsterdam Arena, 29 giugno 2000. Nella semifinale degli Europei l’Italia elimina ai rigori i padroni di casa dell’Olanda, con un’epica partita difensiva in 10 contro 11 sorretta dalle parate di Toldo, capace di neutralizzare ben 3 rigori, il primo nei tempi regolamentari. Il terzo rigorista azzurro è Francesco Totti, che spiazza Van der Sar con il primo rigore “a cucchiaio” della propria carriera. Un gesto tecnico, eseguito spesso anche in azioni manovrate, che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Questo ventesimo fiore giallo si è fatto attendere a lungo, tant’è vero che nel frattempo ho scritto d’impulso e già pubblicato il ventunesimo, e pazienza se la sequenza numerica non risulterà perfetta.
Si è fatto attendere, perché il 20 per me rappresenta qualcosa di particolare. Un bel numero, rotondo; il doppio di 10, che è il numero perfetto per eccellenza. Il 20 è giorno in cui sono nato, era un…

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Vista dall’alto (2/2)

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AS Roma's Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

AS Roma’s Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

(segue da qui)

L’estate successiva, la sera dell’8 luglio 1990, Rudi Voeller alzò al cielo la Coppa del Mondo di calcio appena conquistata con la propria nazionale a spese dell’Argentina di Maradona. Allo stadio Olimpico, cioè nel suo stadio, che era ed è anche il nostro (almeno fino a che il buon vecchio Jim di Boston riuscirà a costruircene uno tutto per noi). Di fronte alla gente di Roma. La sua gente.
Ventisei anni dopo, quasi esatti con lo scarto appena di un giorno, la sera del 9 luglio 2006, i tedeschi ricambiarono l’ospitalità e Francesco Totti alzò al cielo di Berlino la stessa coppa, mostrandola felice e orgoglioso alla propria famiglia sulle tribune dell’Olympiastadion, chiudendo un cerchio perfetto che sembra sia stato scritto nelle stelle. Da una leggenda giallorossa ad un’altra. Dall’idolo sportivo della mia gioventù a quello della mia vita tutta.
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Vista dall’alto (1/2)

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Foto con dedica e autografo di Rudi Voeller, giuntami da Trigoria nell’aprile del ’91 in ringraziamento di una mia missiva di auguri per il compleanno del centravanti tedesco, che cade il 13 del mese

Il calcio è bello perché a volte fa ridere.
Capita che facciano ridere i protagonisti, che a dispetto delle migliori intenzioni di tanto in tanto risultano di rara comicità involontaria.
Più spesso, a far ridere è chi scrive, argomenta o discetta di calcio.
Una lezione che ho imparato al compimento della maggiore età, dunque da oltre un quarto di secolo (certo che, detta così, suona alquanto solenne).
Ogni volta che sento o leggo certe cose, mi ritorna in mente.
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Sì, ma… qual è la domanda? (mid season)

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Roma è una città dove lucenti schiere di sogni hanno trovato la loro casa, e insieme ad essa vivranno per sempre.

John David Sallinger

Ho scritto questo brano su Hazen Mavi e l’ho ribloggato su Julian Vlad.
Poi ho deciso di riportarlo anche qui. Mi sembra ci stia benissimo 🙂

Roma, Colle Palatino, 2 settembre 2013. "La Plumbago è una specie perenne semisarmentosa originaria del Capo di Buona Speranza: amante del sole, cresce all'aperto solamente nei climi temperati."

Roma, Colle Palatino, 2 settembre 2013. “La Plumbago è una specie perenne semisarmentosa originaria del Capo di Buona Speranza: amante del sole, cresce all’aperto solamente nei climi temperati.”

(qui la puntata precedente)

Da Mexico City mi spostai prima ad Acapulco e dopo a Veracruz, poi scesi verso sud in Guatemala e Honduras, via nave approdai in Costa Rica e ancora per mare sbarcai in Colombia, da cui passai in Venezuela e dunque in Brasile, dove rimasi due mesi.
Con Paraguay e Argentina completai la direttrice sud del mio percorso, e iniziai a risalire la Cordillera de los Andes sul versante del Pacifico prima in Cile e poi in Perù. Dalle rovine di Macchu Picchu nella valle dell’Urubamba rimbalzai in Cile, per rivedere una ragazza che mi aveva spezzato il cuore. Insieme a lei visitai l’Isola di Pasqua, ma al ritorno in terraferma scomparve e non la rividi né la sentii mai più.
Mi trasferii in Australia, dove ebbi problemi con il visto e ripiegai quindi sulla Nuova Zelanda, rimanendo per un po’ a flippare fra Auckland e Richmond.
E poi Borneo, Singapore, Malaysia, Tahilandia, Laos e Cambogia.
Pechino, Shangai, Ulan Bator e Honk Kong.
Giappone.
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Mille di questi giorni

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Roma 17/03/15, fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica, vista in direzione dell'imbocco di via Nazionale. Fontomontaggio con Totti che sembra indicare una delle statue della fontana

Roma, 17/03/2012. Fontana delle Naiadi in Piazza della Repubblica, vista in direzione dell’imbocco di via Nazionale. Fotomontaggio, con Totti che sembra indicare un dettaglio dell’architettura circostante

Il 28 marzo del 1993, me lo ricordo bene. C’era il sole, la temperatura era gradevole.
Quella domenica pomeriggio mi ero presentato, in sella alla mia bicicletta, nel cortile sotto casa di una giovane e bella fanciulla. Che solo qualche giorno prima, sfoggiando uno di quei sorrisi a cui non si può dire di no, aveva cinguettato che un giorno di quelli le sarebbe piaciuto fare un giro in bici.
Con me.
Io ero giovane e ingenuo, e l’avevo presa in parola. Terribilmente ingenuo, se si pensa che contavo 22 anni e avevo fatto il militare a Cuneo, la mia città natale. Insomma, sarei già dovuto essere un uomo di mondo, come Totò. Continua a leggere

Senti che bel rumore

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Roma 30/08/2015 – campionato di calcio serie A / Roma-Juventus / foto Insidefoto/Image Sport: esultanza di Keita, Dzeko, Nainggolan e Salah al gol di Miralem Pjanic

Ahh, ora che ho un nuovo blog, creato apposta per parlare di Roma e della Roma, direi che è il momento giusto per riavvolgere un po’ il nastro.
No, dico: pensavate davvero che non avrei commentato, ex-post, la madre di tutte le partite 😉 ?
Se ho atteso fin qui, restando in silenzio sull’argomento per ben tre settimane, e perché me lo sono voluto godere fino in fondo. Questo magnifico silenzio, appunto: il silenzio dei nemici. L’esatto opposto del rumore di cui parlava Mourinho, che a differenza sua, a me non piace per niente. Ne sento già anche troppi, di certi vaneggiamenti insulsi e starnazzanti. Se per malaugurata ipotesi la Juve avesse vinto quella partita, il giorno dopo e per almeno una settimana sarei stato apostrofato, provocato, schernito, da quasi ogni juventino che conosco. Sono fatti così, che vve devo dì. Invece, per fortuna, la Roma ha fatto la partita che doveva, che voleva, che anch’io volevo e speravo. Ha aggredito e annichilito la Old Mamy sul piano del gioco molto più di quanto non dica il risultato, che nei minuti finali, per ravvivare la situazione con una punta di thrilling di cui avremmo fatto volentieri a meno, siamo anche riusciti a consentir loro di rimettere in discussione. Alla fine è andata com’era giusto che andasse. Perché Roma-Juventus è la rivincita della nostra anima, e a volte capita che vincano i buoni (°)
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