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AS Roma's Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

AS Roma’s Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

(segue da qui)

L’estate successiva, la sera dell’8 luglio 1990, Rudi Voeller alzò al cielo la Coppa del Mondo di calcio appena conquistata con la propria nazionale a spese dell’Argentina di Maradona. Allo stadio Olimpico, cioè nel suo stadio, che era ed è anche il nostro (almeno fino a che il buon vecchio Jim di Boston riuscirà a costruircene uno tutto per noi). Di fronte alla gente di Roma. La sua gente.
Ventisei anni dopo, quasi esatti con lo scarto appena di un giorno, la sera del 9 luglio 2006, i tedeschi ricambiarono l’ospitalità e Francesco Totti alzò al cielo di Berlino la stessa coppa, mostrandola felice e orgoglioso alla propria famiglia sulle tribune dell’Olympiastadion, chiudendo un cerchio perfetto che sembra sia stato scritto nelle stelle. Da una leggenda giallorossa ad un’altra. Dall’idolo sportivo della mia gioventù a quello della mia vita tutta.

E fino a qui, ho scritto un sacco di cose, ma non ho ancora motivato il mio spunto iniziale. Cioè, cosa ci fosse da ridere, per un romanista, in quella tarda primavera dell’89. Oddio, da ridere ce n’era per non piangere, per com’era andata la stagione, specie rispetto alle aspettative iniziali; e per com’era finita, ogni illusione di un appiglio europeo svanita con un colpo di testa di un vecchio e grande amico, nell’unica volta in cui lo si rincontrò da avversario. Un riso ironico, amaro, dal sapore di beffa.

Ma, a cose fatte, ci fu chi ricordò e scrisse, sul CorSport, che spesso, nella prima parte di quella stagione travagliata, il Barone Liedholm teneva Rudi in panchina per fare posto ai nuovi acquisti, che erano costati cari e andavano valorizzati. E passi per Rizzitelli, che anche se ancora molto giovane la pagnotta se l’è sempre guadagnata fino in fondo, e pur giocando attaccante rincorreva pallone e avversari fin sotto la doccia. Passi per Massaro, nonostante fosse di passaggio e non certo interessato alle sorti giallorosse.
Ma Renato. Credo di aver già detto tutto ciò che ci fosse da dire, sulla funambolica (anzi, fantomatica) ala brasiliana.
Pare addirittura che alcuni consiglieri del presidente Viola, diceva il giornalista, lo avessero consigliato di vendere Rudi nel mercato di gennaio. Fortuna che il presidente non diede loro retta. E fu proprio questo, cioè il fatto che si fosse messo in discussione uno dei più forti attaccanti del pianeta (già che si aveva la fortuna di averlo in squadra, ed era uno dei pochi di quella rosa in grado di risollevarne le sorti), in favore di una coppia di carneadi brasiliani, a far chiosare l’estensore dell’articolo con la frase con cui ho aperto questo post: il calcio è bello perché a volte fa ridere.

Una frase che mi è tornata in mente in questi giorni, ripensando a una cosa che ho letto qualche settimana fa. Si era appena chiusa la quinta giornata di Serie A, la Roma aveva perso 2-1 a Marassi contro la Samp, una partita in cui aveva espresso un gran volume di gioco ma di quelle nate sfortunate, in cui non segneresti neanche se gli avversari fossero bendati, e finisce che becchi un goal e poi pure un autogoal, e non c’è verso di raddrizzarla.
Il giorno dopo, non so più su quale testata, non ricordo neppure se sportiva o meno, si leggeva all’incirca quanto segue:

Juve e Roma potrebbero già essere tagliate fuori dalla corsa scudetto. Vi spieghiamo perché

Dopo sole cinque giornate, di un campionato che ne prevede 38?
Nemmeno se fossero state entrambe a zero punti, quel “potrebbero” avrebbe avuto un senso. In quel momento la Roma aveva 7 punti di ritardo dall’Inter capolista, la Juventus 10. La storia del calcio anche recente è zeppa di evidenze che dimostrano come 7 o 10 punti di svantaggio possano (altro che “potrebbero”) non essere nulla nemmeno a 5 giornate dalle fine, figuriamoci dall’inizio. Poi magari l’articolo conteneva qualche ragionamento più raffinato di quanto non dicesse il titolo; del resto non veniva citato il Napoli, che aveva due punti in meno della Roma e solo uno in più della Juventus. E poiché non ho letto oltre, non saprò mai se non fosse citato perché la squadra partenopea convincesse di più l’articolista delle proprie possibilità, oppure se costui non la considerasse proprio. Ma, per quale e quante argomentazioni potesse contenere quel pezzo, è fuor di dubbio alcuno che l’unico commento meritevole, circa quel titolo, sarebbe stato il medesimo di Fantozzi riferito a La corazzata Kotiomkin. Senza nemmeno bisogno di spiegare perché.

Ora, lasciamo stare la Juve, che in effetti qualche problemino ce l’ha e della quale mi interessa in modo relativo. Dopo quella sconfitta immeritata, la Roma ha vinto 3 partite di fila e si è rimessa in scia delle prime. Alla quarta è andata a Firenze, ha battuto la Viola capolista e si è presa la testa della classifica, da sola, dopo oltre 2 anni dall’ultima volta (e lì erano i tempi della partenza a razzo della prima Roma di Garcia, con il record di 10 vittorie nelle prime 10 partite; dunque, in un certo senso era stato più facile).
Due giorni fa, dopo la quarta e
in soli 9 minuti, ha vinto anche la quinta di fila, ribadendo il concetto. Stasera l’attende un confronto affascinante e insidioso al Meazza contro l’Inter, seconda a due punti insieme a Fiorentina e Napoli.
E proprio male che vada, al termine dell’undicesimo turno di campionato la Roma se non prima sarà seconda, a un solo punto dalla vetta. Non male, che dite, per una squadra che dopo cinque giornate, a dar retta a qualcuno, avrebbe potuto essere già tagliata fuori dalla corsa scudetto.

Ora, capisco che chi scrive sui giornali abbia lo scopo di attirare l’attenzione e far vendere delle copie, o far guadagnare dei click sui rispettivi siti on-line.
E’ quasi scontato che su certi argomenti si preferisca fare intrattenimento di scarso livello, e sollevare polemiche risibili, anziché sforzarsi di offrire un’informazione seria e ponderata. Però, ecco. Mi piacerebbe trovarmi, in questo momento, di fronte all’autore di quell’articolo di qualche settimana fa, per potergli dire che mi ha fatto davvero ridere. Ma proprio tanto.
E gli spiegherei perché 🙂

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