#VersoCasa. 1 – Un sentimento inarrestabile

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Immagine dal film Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott

Fra le molte, moltissime scene memorabili de Il gladiatore, ce n’è una a cui sono affezionato in modo particolare. Marco Aurelio (Richard Harris) e il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) stanno conversando nella tenda dell’imperatore romano, dopo la vittoria contro i barbari germanici all’inizio del film. Il generale afferma che i suoi uomini hanno combattuto e sono morti per il proprio sovrano, Marco Aurelio appunto. E per Roma.
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Momenti di gloria

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Francesco Totti (fonte: AS Roma)

Ci sono momenti che passano alla storia nell’istante stesso in cui si consumano. Per l’emozione che trasmettono, e per ciò che rappresentano.
I minuti giocati da Totti due sere fa, nel finale di partita degli ottavi di Champions League disputati dalla Roma in casa del Real Madrid, potrebbero essere gli ultimi, nella storia della competizione europea, per il nostro Capitano. Già solo questo varrebbe a sottolineare l’evento.
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Risto-pub letterario

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Interno del Flann O’Brien di Roma (immagine tratta da TripAdvisor)

Interno del Flann O’Brien di Roma (immagine tratta da TripAdvisor)

Il post che segue è di fatto un crossover che coinvolge (quasi) tutti i miei blog, e costituisce un ottimo esempio di cosa significhi porre tutti i miei interessi, ricordi e sfaccettature “sotto un unico cielo”.
E’ un post che nasce su Hazen Mavi perché è così che l’avevo immaginato e scritto, otto anni fa, attingendo ad appunti a loro volta risalenti da 3 a 10 anni prima: come una lettera dal mio alter ego Bill al suo amico Dave.
Ed è così che ho voluto lasciare il testo, pur con le opportune revisioni.
Anzi, a dirla tutta, è così che in quell’occasione avevo scritto l’intero susseguirsi di analisi e riflessioni sul perché scrivo, che ho riproposto a puntate su Nove fiori gialli a partire da qui, e del quale Filosofia mutante rappresenta la conclusione. Quanto meno dell’indagine – per così dire – letteraria.
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Il Natale che vorrei

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Julian Vlad

Roma, 20 dicembre 2015. Illuminazione notturna del Foro di Traiano Roma, 20 dicembre 2015. Illuminazione notturna del Foro di Traiano

E’ da molto tempo, ormai, che ad anni alterni vivo l’approssimarsi del Natale con una certa apprensione. Come se il sopraggiungere della festa che dovrebbe essere (o si vorrebbe che fosse) la più gioiosa dell’anno, piena di buoni sentimenti “istituzionali”, per contrapposizione mettesse in risalto eventuali disagi, di qualsivoglia natura, che ci si porti dietro o si prefigurino all’orizzonte. Ora, lasciamo stare la connotazione religiosa dell’evento, poiché è noto anche ai sassi che il Natale cristiano sia stato sovrascritto, come un upgrade di Windows, sui saturnali di epoca romana che guarda caso si svolgevano proprio in questo periodo. Non è l’ipocrisia fideistica che mi disturba, nella circostanza. Semmai, è la mancanza della magia, di quella aspettativa quasi surreale che quand’ero bambino mi faceva pensare al Natale come a un momento fatato.

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Chube, siamo a casa!

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Roma, Piazza della Repubblica, 18 dicembre 2015

Roma, Piazza della Repubblica, 18 dicembre 2015

L’abbraccio dell’emiciclo, elegante e maestoso, e i giochi d’acqua della fontana delle Naiadi, nonostante i lavori in corso attorno al suo perimetro, mi hanno accolto ieri sera come tutte le altre volte. Con un bentornato foriero di confortante e fanciullesco entusiasmo. Come una cabrata del Millennium Falcon, tanto per restare in tema con il titolo del post 🙂

Sono trascorsi due anni e quattro mesi dall’ultima volta; un tempo difficile, faticoso, a tratti (per lunghi tratti) anche doloroso. Ma il tempo è passato, la vita continua ed eccomi di nuovo qui, con le luci di Roma che salutano il mio arrivo e si snodano all’incedere sicuro e sorridente del mio passo.
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Sì, ma… qual è la domanda? (ending)

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Ribloggo da Hazen Mavi, per ovvie ragioni sentimentali e di contenuti 🙂

Galeotto fu il libro… [Roma, atrio della Stazione Termini. Libreria Borri Books]

(qui la puntata precedente)

Era mattina, c’era aria di pioggia, e mi trovavo in uno dei miei luoghi di perdizione preferiti. Un’enorme libreria su tre piani, con le pareti interamente di vetro, situata nell’atrio della stazione Termini.
Una posizione davvero strategica. La prima cosa, bella grossa, che uno nota entrando in stazione. L’ultima che incontra prima di uscirne, quanto meno dall’uscita principale.
Di solito vado lì in cerca di qualche buona lettura. O di un’avventura galante.
A volte, riesco a ottenere entrambe. Sareste stupiti di sapere quante donne sole a annoiate si aggirino fra quegli scaffali, colmi di libri di ogni genere e specie, con l’intento di curiosare non fra le copertine ma tra la fauna locale. Anche solo per due chiacchiere, si capisce. Ma – nemmeno così di rado – non solo per quello. E io, pur con i miei cinquant’anni suonati, i capelli ingrigiti e una gamba offesa, lì con il mio bastone appeso all’incavo del braccio, mentre studio una rara prima edizione di qualche autore americano o spagnolo, che ci crediate o no, riesco quasi sempre a portare a casa un risultato. Spesso superiore alle mie aspettative.
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#FioreGiallo n° 20 (o dei numeri perfetti)

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Mo je faccio er cucchiaio (cit.) 🙂

Nove fiori gialli

Amsterdam, Amsterdam Arena, 29 giugno 2000. Nella semifinale degli Europei l'Italia elimina ai rigori i padroni di casa dell'Olanda, con un'epica partita difensiva in 10 contro 11 e sorretta dalle parate di Toldo, capace di neutralizzare ben 3 rigori di cui il primo nei tempi regolamentari. Il terzo rigorista azzurro è Francesco Totti, che spiazza Van der Sar con il primo (che da lì in poi diventerà leggendario) rigore "a cucchiaio" della propria carriera Amsterdam, Amsterdam Arena, 29 giugno 2000. Nella semifinale degli Europei l’Italia elimina ai rigori i padroni di casa dell’Olanda, con un’epica partita difensiva in 10 contro 11 sorretta dalle parate di Toldo, capace di neutralizzare ben 3 rigori, il primo nei tempi regolamentari. Il terzo rigorista azzurro è Francesco Totti, che spiazza Van der Sar con il primo rigore “a cucchiaio” della propria carriera. Un gesto tecnico, eseguito spesso anche in azioni manovrate, che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Questo ventesimo fiore giallo si è fatto attendere a lungo, tant’è vero che nel frattempo ho scritto d’impulso e già pubblicato il ventunesimo, e pazienza se la sequenza numerica non risulterà perfetta.
Si è fatto attendere, perché il 20 per me rappresenta qualcosa di particolare. Un bel numero, rotondo; il doppio di 10, che è il numero perfetto per eccellenza. Il 20 è giorno in cui sono nato, era un…

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Vista dall’alto (2/2)

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AS Roma's Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

AS Roma’s Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

(segue da qui)

L’estate successiva, la sera dell’8 luglio 1990, Rudi Voeller alzò al cielo la Coppa del Mondo di calcio appena conquistata con la propria nazionale a spese dell’Argentina di Maradona. Allo stadio Olimpico, cioè nel suo stadio, che era ed è anche il nostro (almeno fino a che il buon vecchio Jim di Boston riuscirà a costruircene uno tutto per noi). Di fronte alla gente di Roma. La sua gente.
Ventisei anni dopo, quasi esatti con lo scarto appena di un giorno, la sera del 9 luglio 2006, i tedeschi ricambiarono l’ospitalità e Francesco Totti alzò al cielo di Berlino la stessa coppa, mostrandola felice e orgoglioso alla propria famiglia sulle tribune dell’Olympiastadion, chiudendo un cerchio perfetto che sembra sia stato scritto nelle stelle. Da una leggenda giallorossa ad un’altra. Dall’idolo sportivo della mia gioventù a quello della mia vita tutta.
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Vista dall’alto (1/2)

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Foto con dedica e autografo di Rudi Voeller, giuntami da Trigoria nell’aprile del ’91 in ringraziamento di una mia missiva di auguri per il compleanno del centravanti tedesco, che cade il 13 del mese

Il calcio è bello perché a volte fa ridere.
Capita che facciano ridere i protagonisti, che a dispetto delle migliori intenzioni di tanto in tanto risultano di rara comicità involontaria.
Più spesso, a far ridere è chi scrive, argomenta o discetta di calcio.
Una lezione che ho imparato al compimento della maggiore età, dunque da oltre un quarto di secolo (certo che, detta così, suona alquanto solenne).
Ogni volta che sento o leggo certe cose, mi ritorna in mente.
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Sì, ma… qual è la domanda? (mid season)

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Roma è una città dove lucenti schiere di sogni hanno trovato la loro casa, e insieme ad essa vivranno per sempre.

John David Sallinger

Ho scritto questo brano su Hazen Mavi e l’ho ribloggato su Julian Vlad.
Poi ho deciso di riportarlo anche qui. Mi sembra ci stia benissimo 🙂

Roma, Colle Palatino, 2 settembre 2013. "La Plumbago è una specie perenne semisarmentosa originaria del Capo di Buona Speranza: amante del sole, cresce all'aperto solamente nei climi temperati."

Roma, Colle Palatino, 2 settembre 2013. “La Plumbago è una specie perenne semisarmentosa originaria del Capo di Buona Speranza: amante del sole, cresce all’aperto solamente nei climi temperati.”

(qui la puntata precedente)

Da Mexico City mi spostai prima ad Acapulco e dopo a Veracruz, poi scesi verso sud in Guatemala e Honduras, via nave approdai in Costa Rica e ancora per mare sbarcai in Colombia, da cui passai in Venezuela e dunque in Brasile, dove rimasi due mesi.
Con Paraguay e Argentina completai la direttrice sud del mio percorso, e iniziai a risalire la Cordillera de los Andes sul versante del Pacifico prima in Cile e poi in Perù. Dalle rovine di Macchu Picchu nella valle dell’Urubamba rimbalzai in Cile, per rivedere una ragazza che mi aveva spezzato il cuore. Insieme a lei visitai l’Isola di Pasqua, ma al ritorno in terraferma scomparve e non la rividi né la sentii mai più.
Mi trasferii in Australia, dove ebbi problemi con il visto e ripiegai quindi sulla Nuova Zelanda, rimanendo per un po’ a flippare fra Auckland e Richmond.
E poi Borneo, Singapore, Malaysia, Tahilandia, Laos e Cambogia.
Pechino, Shangai, Ulan Bator e Honk Kong.
Giappone.
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