Un’accoglienza speciale

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Foto © Taverna Trilussa, Roma

Una delle domande che mi viene posta più spesso, circa le mie frequentazioni romane, è un consiglio su dove andare a mangiare. Richiesta non solo legittima ma anche ben indirizzata, poiché è noto che io sia una buona forchetta.
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L’alba di un nuovo giorno

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Roma. Via Sacra e Arco di Tito. Foto da archivio Telegraph.co.uk

Questo è il primo giorno del resto della tua vita.

Quante volte abbiamo letto o ascoltato un’osservazione simile?
Per essere un luogo comune, un esempio di retorica fra i più abusati, rimane comunque una bella frase. Buona per ogni cambiamento o rito di passaggio che tracci un solco netto fra un prima e un dopo, una pacca sulla spalla – al diretto interessato da quel dopo – che lo esorti a coglierne gli aspetti positivi.
Un modo per dirgli: animo, guarda la strada che hai davanti a te, e falla tua.

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#VersoCasa. 1 – Un sentimento inarrestabile

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Immagine dal film Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott

Fra le molte, moltissime scene memorabili de Il gladiatore, ce n’è una a cui sono affezionato in modo particolare. Marco Aurelio (Richard Harris) e il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) stanno conversando nella tenda dell’imperatore romano, dopo la vittoria contro i barbari germanici all’inizio del film. Il generale afferma che i suoi uomini hanno combattuto e sono morti per il proprio sovrano, Marco Aurelio appunto. E per Roma.
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Momenti di gloria

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Francesco Totti (fonte: AS Roma)

Ci sono momenti che passano alla storia nell’istante stesso in cui si consumano. Per l’emozione che trasmettono, e per ciò che rappresentano.
I minuti giocati da Totti due sere fa, nel finale di partita degli ottavi di Champions League disputati dalla Roma in casa del Real Madrid, potrebbero essere gli ultimi, nella storia della competizione europea, per il nostro Capitano. Già solo questo varrebbe a sottolineare l’evento.
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Risto-pub letterario

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Interno del Flann O’Brien di Roma (immagine tratta da TripAdvisor)

Interno del Flann O’Brien di Roma (immagine tratta da TripAdvisor)

Il post che segue è di fatto un crossover che coinvolge (quasi) tutti i miei blog, e costituisce un ottimo esempio di cosa significhi porre tutti i miei interessi, ricordi e sfaccettature “sotto un unico cielo”.
E’ un post che nasce su Hazen Mavi perché è così che l’avevo immaginato e scritto, otto anni fa, attingendo ad appunti a loro volta risalenti da 3 a 10 anni prima: come una lettera dal mio alter ego Bill al suo amico Dave.
Ed è così che ho voluto lasciare il testo, pur con le opportune revisioni.
Anzi, a dirla tutta, è così che in quell’occasione avevo scritto l’intero susseguirsi di analisi e riflessioni sul perché scrivo, che ho riproposto a puntate su Nove fiori gialli a partire da qui, e del quale Filosofia mutante rappresenta la conclusione. Quanto meno dell’indagine – per così dire – letteraria.
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Il Natale che vorrei

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Julian Vlad

Roma, 20 dicembre 2015. Illuminazione notturna del Foro di Traiano Roma, 20 dicembre 2015. Illuminazione notturna del Foro di Traiano

E’ da molto tempo, ormai, che ad anni alterni vivo l’approssimarsi del Natale con una certa apprensione. Come se il sopraggiungere della festa che dovrebbe essere (o si vorrebbe che fosse) la più gioiosa dell’anno, piena di buoni sentimenti “istituzionali”, per contrapposizione mettesse in risalto eventuali disagi, di qualsivoglia natura, che ci si porti dietro o si prefigurino all’orizzonte. Ora, lasciamo stare la connotazione religiosa dell’evento, poiché è noto anche ai sassi che il Natale cristiano sia stato sovrascritto, come un upgrade di Windows, sui saturnali di epoca romana che guarda caso si svolgevano proprio in questo periodo. Non è l’ipocrisia fideistica che mi disturba, nella circostanza. Semmai, è la mancanza della magia, di quella aspettativa quasi surreale che quand’ero bambino mi faceva pensare al Natale come a un momento fatato.

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Chube, siamo a casa!

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Roma, Piazza della Repubblica, 18 dicembre 2015

Roma, Piazza della Repubblica, 18 dicembre 2015

L’abbraccio dell’emiciclo, elegante e maestoso, e i giochi d’acqua della fontana delle Naiadi, nonostante i lavori in corso attorno al suo perimetro, mi hanno accolto ieri sera come tutte le altre volte. Con un bentornato foriero di confortante e fanciullesco entusiasmo. Come una cabrata del Millennium Falcon, tanto per restare in tema con il titolo del post 🙂

Sono trascorsi due anni e quattro mesi dall’ultima volta; un tempo difficile, faticoso, a tratti (per lunghi tratti) anche doloroso. Ma il tempo è passato, la vita continua ed eccomi di nuovo qui, con le luci di Roma che salutano il mio arrivo e si snodano all’incedere sicuro e sorridente del mio passo.
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Sì, ma… qual è la domanda? (ending)

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Ribloggo da Hazen Mavi, per ovvie ragioni sentimentali e di contenuti 🙂

Galeotto fu il libro… [Roma, atrio della Stazione Termini. Libreria Borri Books]

(qui la puntata precedente)

Era mattina, c’era aria di pioggia, e mi trovavo in uno dei miei luoghi di perdizione preferiti. Un’enorme libreria su tre piani, con le pareti interamente di vetro, situata nell’atrio della stazione Termini.
Una posizione davvero strategica. La prima cosa, bella grossa, che uno nota entrando in stazione. L’ultima che incontra prima di uscirne, quanto meno dall’uscita principale.
Di solito vado lì in cerca di qualche buona lettura. O di un’avventura galante.
A volte, riesco a ottenere entrambe. Sareste stupiti di sapere quante donne sole a annoiate si aggirino fra quegli scaffali, colmi di libri di ogni genere e specie, con l’intento di curiosare non fra le copertine ma tra la fauna locale. Anche solo per due chiacchiere, si capisce. Ma – nemmeno così di rado – non solo per quello. E io, pur con i miei cinquant’anni suonati, i capelli ingrigiti e una gamba offesa, lì con il mio bastone appeso all’incavo del braccio, mentre studio una rara prima edizione di qualche autore americano o spagnolo, che ci crediate o no, riesco quasi sempre a portare a casa un risultato. Spesso superiore alle mie aspettative.
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#FioreGiallo n° 20 (o dei numeri perfetti)

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Mo je faccio er cucchiaio (cit.) 🙂

Nove fiori gialli

Amsterdam, Amsterdam Arena, 29 giugno 2000. Nella semifinale degli Europei l'Italia elimina ai rigori i padroni di casa dell'Olanda, con un'epica partita difensiva in 10 contro 11 e sorretta dalle parate di Toldo, capace di neutralizzare ben 3 rigori di cui il primo nei tempi regolamentari. Il terzo rigorista azzurro è Francesco Totti, che spiazza Van der Sar con il primo (che da lì in poi diventerà leggendario) rigore "a cucchiaio" della propria carriera Amsterdam, Amsterdam Arena, 29 giugno 2000. Nella semifinale degli Europei l’Italia elimina ai rigori i padroni di casa dell’Olanda, con un’epica partita difensiva in 10 contro 11 sorretta dalle parate di Toldo, capace di neutralizzare ben 3 rigori, il primo nei tempi regolamentari. Il terzo rigorista azzurro è Francesco Totti, che spiazza Van der Sar con il primo rigore “a cucchiaio” della propria carriera. Un gesto tecnico, eseguito spesso anche in azioni manovrate, che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Questo ventesimo fiore giallo si è fatto attendere a lungo, tant’è vero che nel frattempo ho scritto d’impulso e già pubblicato il ventunesimo, e pazienza se la sequenza numerica non risulterà perfetta.
Si è fatto attendere, perché il 20 per me rappresenta qualcosa di particolare. Un bel numero, rotondo; il doppio di 10, che è il numero perfetto per eccellenza. Il 20 è giorno in cui sono nato, era un…

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Vista dall’alto (2/2)

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AS Roma's Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

AS Roma’s Maicon celebrates with his teammates after scoring the 2-0 during the Italian Serie A soccer match between AS Roma and Udinese at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 28 October 2015. ANSA/ETTORE FERRARI © ANSA [http://goo.gl/blKczy]

(segue da qui)

L’estate successiva, la sera dell’8 luglio 1990, Rudi Voeller alzò al cielo la Coppa del Mondo di calcio appena conquistata con la propria nazionale a spese dell’Argentina di Maradona. Allo stadio Olimpico, cioè nel suo stadio, che era ed è anche il nostro (almeno fino a che il buon vecchio Jim di Boston riuscirà a costruircene uno tutto per noi). Di fronte alla gente di Roma. La sua gente.
Ventisei anni dopo, quasi esatti con lo scarto appena di un giorno, la sera del 9 luglio 2006, i tedeschi ricambiarono l’ospitalità e Francesco Totti alzò al cielo di Berlino la stessa coppa, mostrandola felice e orgoglioso alla propria famiglia sulle tribune dell’Olympiastadion, chiudendo un cerchio perfetto che sembra sia stato scritto nelle stelle. Da una leggenda giallorossa ad un’altra. Dall’idolo sportivo della mia gioventù a quello della mia vita tutta.
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