Ti spiezzo in due

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Pennywise the Clown (qui la fonte)

Caro Dave,

dieci anni fa, proprio in questi giorni, non avevo una relazione né un’occupazione, e mi ero appena ripreso da un lungo periodo di inattività dovuto ai miei ricorrenti problemi di salute.

Non il più lungo né il più sofferto, quel periodo, ma se la giocava – e ancora se la gioca – per il podio.

Da quando ci conoscemmo, che avevo appena un quarto di secolo e ora è trascorso un altro quarto e qualcosa ancora, al tempo, cioè, in cui di certe mie fragilità non avevo contezza (anche se ora, ripensandoci, alcune avvisaglie già c’era, ma troppo lievi e occasionali per notarsi, increspature che parevano dettate solo dalle circostanze), mi sono spezzato molte volte.

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Love & pride

Curva Sud, coreografia per il derby d’andata 2013/14 (qui la fonte)

(Riassunto della puntata precedente: storie che ti devo raccontare, mio caro Dave. É alfine giunto il momento.)

A distanza di poche settimane e mesi l’uno dall’altro cadranno ben tre anniversari di quelli tondi; di fatti, o situazioni, della sostanza che sconvolge i paradigmi. O, per dirla in parole povere, del genere che, dopo, si può ben affermare che il mondo – inteso come il proprio universo privato – non sia stato più lo stesso. Eventi di cui viene spontaneo celebrare o, in qualche modo, sottolineare la ricorrenza.
È l’occasione cui ti accennavo prima, quella per farmi perdonare.
Se non ora, quando? (Hey, another quote, you scored an hat-trick!)

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La misura del tempo

Una scena dal film Febbre da Cavallo (1976) di Steno

Caro Dave,

lo so, è da parecchio che non mi faccio sentire e ne sono davvero dispiaciuto, ma ora mi si presenta l’occasione per farmi perdonare.

Ho riflettuto a lungo su alcune storie che ti devo assolutamente raccontare.
Diciamolo meglio, nel solco del mio primo dio: I have stories I must tell.
(Se lo ribadisco nella tua lingua madre non è perché abbia timore che, di colpo, tu possa non comprendere più la mia, di lingua; ma per il semplice fatto che non so mai rinunciare a una citazione ben collocata, specie quando provenga da fonte a me sì cara.)

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No puedo parar

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Ponte Sisto © Dario Angelo / Roma, 27 dicembre 2020

(Riassunto della puntata precedente: Bill prende spunto da un film memorabile per interrogarsi su cosa sia per lui Roma.)

Se i miei amici di Roma mi domandassero:

– E che cos’è Roma, Da’? (che il mio nome ha solo cinque lettere – quello vero, intendo, non quello che mi hai dato tu, che è più una cosa fra noi due – ma per i romani è già troppo lungo.)

Casa, risponderei di slancio, con naturalezza.
Per me Roma è casa.

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Dimmi cos’è

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Immagine dal film Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott

Caro Dave,

fra le molte, moltissime scene memorabili de Il gladiatore, ce n’è una a cui sono affezionato in modo particolare.

Marco Aurelio (Richard Harris) e il generale Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) stanno conversando nella tenda dell’imperatore romano, dopo la vittoria contro i barbari germanici all’inizio del film.
Il generale afferma che i suoi uomini hanno combattuto e sono morti per il proprio sovrano, Marco Aurelio appunto. E per Roma.
Subito, l’anziano imperatore lo incalza, domandandogli:

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Testa e core

L’almo sole illumina le antiche pietre del Colosseo © Dario Angelo / Roma, 27 maggio 2017

(Riassunto della puntata precedente: Bill racconta di un derby passato alla storia, e per il risultato e per la coreografia della curva romanista.)

Tempo fa mi è venuta la curiosità di scoprire se la frase, su quel fortunato striscione, in quello storico derby, avesse un’origine autorevole. E ho scoperto che ce l’ha.
E’ una citazione dal ritornello del Carmen saeculare di Orazio, che in latino recita così

Alme Sol, possis nihil urbe Roma visere maius

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Di derby facili e frasi celebri

Fonte Corriere dello Sport/Myphotosoccer

Caro Dave,
come sono certo ricorderai (anche se magari non la data precisa, ecco), il 21 novembre 1999 si giocò un derby Roma-Lazio che ancora oggi, per tutti noialtri tifosi della Roma, è un gran bel ricordo.

Sia perché la Maggica si impose con un 4-1 che non ammetteva replica, ma soprattutto per il fatto che il punteggio a nostro favore maturò nell’arco dei soli primi 30 minuti, con una sequenza perfetta di centri a firme alternate di SuperMarco e Vincenzino. A quel punto l’arbitro avrebbe anche potuto fischiare la fine, per evitare ai malcapitati cugini la sofferenza di un’altra ora di gara.
Peccato per loro che il regolamento non preveda questa eventualità.

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Marlena is back

I see you di Serena de Gier, ritratto dell’attrice Zhang Ziyi, acrilico su tela 2019

Questo è un blog, cominciamo.

Come dicono quelli bravi, il post che state leggendo è un punto di inizio ideale per i nuovi lettori.
E, aggiungerei, pure per quelli vecchi, che nel frattempo si saranno ormai rifatti una vita.

Giusto un paio di annotazioni per chiarire il concetto di “punto di inizio ideale”.
Si riparte da zero, come se non ci fossimo mai visti né sentiti prima.
Non che “prima” esistesse una qualche sorta di continuità narrativa; ebbene, d’ora in poi esisterà.

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Ciao zi’

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© Dario Angelo / Roma, gennaio 2021

Ciao zi’,

tanti cari auguri, e come sempre grazie de tutto.

Per il resto, che te posso dì.

Gnente, solite cose, quelle che te potrebbe dì chiunque artro e nun voi che tee dicano perché te ‘mbarazzano e nun sai ch’ai fatto per meritarle.

Io ‘na mezza idea ciaa avrei, ma famo come se te l’avessi dette pur’io.

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Sarà vera gloria?

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Jacques-Louis David, Bonaparte valica il Gran San Bernardo (particolare), terza versione del 1802 conservata presso il museo della reggia di Versailles, olio su tela 270 x 232 cm.

Oggi è il 5 maggio 2021. Ovvero, il bicentenario della dipartita di Napoleone Bonaparte, spentosi in esilio sulla remota isola di Sant’Elena sperduta nell’Atlantico centro-meridionale.

Il cinque maggio è anche il titolo di una famosa ode di Alessandro Manzoni, che intere generazioni di scolari incluso il sottoscritto hanno mandato a memoria fin dalle elementari, chissà se oggi si usa ancora (sia studiare quest’opera che mandare a memoria delle poesie):

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