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Caro Dave,
buon Capodanno, buon inizio di nuovo anno e buon primo giorno del mese dedicato al dio Giano, il guardia-di-porta dell’antichità romana.
Dio bifronte che, quando ne sentivo parlare da regazzino tipo a scola o a messa, mi veniva presentato quasi come un simbolo di doppiezza, mentre in realtà è uno degli dei più amorevoli e fighi che siano mai stati concepiti. Poiché guarda al futuro senza dimenticare il passato, butta un occhio all’esterno avendo cura dell’interno; non a caso, una sua effige veniva posta sull’uscio delle abitazioni, come nume tutelare, oppure agli angoli delle strade e all’imbocco dei ponti, a proteggere la via in ambo le direzioni. Allo stesso tempo, per sua intrinseca natura, Giano è il dio dei nuovi inizi e del perpetuo divenire.
In definitiva, svolgeva quello stesso ruolo che svolgiamo anche noi, oggi, intesi come tu e io. Noi che ci ritroviamo idealmente nel nome di Roma e della Roma. Che coltiviamo l’amore per il passato sofferto ma spesso glorioso, fosse anche solo per gli intenti, e ci stringiamo con fanciullesche aspettative, molta ironia e senza rancori (beh, qualcuno sì, dai) osservando il calendario, in attesa della prossima volta in cui potremo ammirare in campo e sugli spalti i nostri colori. Non di rado, ammirandoli stando su quegli stessi spalti, sempre indossando quegli stessi colori.
E, dunque, buon anno giallorosso, mio caro amico.
Chiudo con una precisazione storica che senz’altro già saprai, ma giova sempre ricordarla.
Che questo che stiamo vivendo sia il primo giorno dell’anno, nonché del mese di gennaio che si chiama così perché dedicato al summenzionato dio Giano – in latino Ianus, da cui il January della tua lingua madre – lo stabilì Gaio Giulio Cesare (sempre ave), che ci diede il calendario suddiviso in dodici mesi che usiamo ancora oggi e che venne detto, per l’appunto, giuliano.
Verso la fine del Millecinquecento alcuni scienziati calcolarono un aggiustamento, per via del fatto che c’era qualche ora da recuperare qua e là nel moto del pianeta; questo aggiustamento capitò sotto un papa Gregorio-numero-a-piacere (che a me interessa solo Gregorio VII, il nome della via che da piazza Pio XI, nel quartiere Aurelio, porta a San Pietro; forse perché fra du giorni sto di nuovo là, eh eh); il quale papa tirò una riga su dieci giorni dell’epoca, che non esistettero mai, e introdusse l’anno bisestile, come quello in cui siamo appena entrati.
Per tali motivi il calendario in uso, da lì in poi, si disse gregoriano. Ma l’impianto generale è rimasto quello dato da Cesare. Come potrebbe essere altrimenti? Poiché tutto viene da Roma, e tutto a Roma ritorna.
Così mi appresto a fare anch’io, ancora una volta. E non concludo, dunque, questa mia, ma la lascio aperta, in attesa di raccontarti, a giorni, cosa di preciso stia andando a fare sul sacro suolo. Perché, ammesso che recarmi a Roma possa essere una cosa come un’altra (non lo è, non lo è mai stata né mai potrà esserlo), questo viaggio, in particolare, avrà un significato speciale.
(segue)
CREDITS, NOMI E RIFERIMENTI:
Roma (associazione sportiva, sempre ave) | Roma (città metropolitana)
e poi
Calendario giuliano vs calendario gregoriano, con il secondo che è sostanzialmente una patch del primo.
Dio Giano, divinità bifronte, perché ciù is megl che uàn.
Gaio Giulio Cesare, romano, patrizio, condottiero, letterato, triumviro, pontefice massimo, dittatore perpetuo. Il più grande uomo della storia (lo sostiene Aldo Cazzullo, e io concordo). Ave semper.
Quartiere Aurelio, Roma. Ci si sta da dio.
Papa Gregorio XIII, non mi smuove alcun particolare interesse. Gregorio VII invece m’a risurta, non fosse altro che per il nome di una via di Roma che mi è diventata piuttosto familiare.
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