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Immagine dal film Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re di Peter Jackson (2003)

(Riassunto delle puntate precedenti: prima un lungo nulla, poi di nuovo luce e sole, amori e colori. Infine, lo scoppio di una mina.)

I miei vecchi e io condividiamo da sempre una villetta bifamiliare, anche se dovrei parlarne al passato visto che di vecchio ce n’è rimasto uno solo, il sopravvivente.
Una scelta, quella prossimità, che a un certo punto mi era parsa naturale, nonché pratico sbocco del mio desiderio di indipendenza e privacy senza rinunciare agli annessi e connessi (il giardino, gli alberi da frutto, i cespugli di rose, l’ampio terrazzo da cui guardo al mondo come dalla tolda di un vascello fin da quand’ero bambino, la vicinanza festosa dei miei cani nel loro territorio naturale), investendo al contempo nella valorizzazione dell’intero immobile.
Una scelta che si sarebbe poi dimostrata tanto utile, quanto rovinosamente sbagliata, in quel giorno e negli anni che seguirono quel mattino che non sorrise affatto. Il giorno della mina Claymore.

La sera prima avevo fatto le ore piccole, nel redigere e inviare una mail indirizzata al manipolo di amici di cui sopra, fissando data e luogo dell’incontro che stavo organizzando; incontro che, pensavo, sarebbe stato solo il primo di molti.  
Alle sei del mattino dopo il “nonno” bussava alla mia porta in un frangente di cui, nonostante fossi stato appena svegliato da un sonno profondo, avevo colto all’istante la tremenda serietà.
“Vieni ad aiutarmi che mamma sta male”.

Se c’è una cosa che ho di buono, chiamiamola una dote intrinseca, è che nel momento in cui, di punto in bianco, intorno a me la pressione schizza verso l’alto a dismisura, io non mi blocco né vado in confusione, ma mi riscopro lucido e distaccato. Come se il mio cervello non si desse il tempo a perdersi in pensieri divaganti e si concentrasse sul da farsi, chiudendo le emozioni a doppia mandata nel loro alloggio. In situazioni simili, possiamo dire, entro in modalità sopravvivenza.

Non intendo indugiare in troppi dettagli, che non mi pare proprio il caso; ma se mai ti è capitato di vedere un tuo familiare disteso a terra del tutto inerme, inerte e inespressivo, capace in quel momento di muovere solo gli occhi come a guardarsi attorno chiedendosi cosa stia succedendo, mentre cerca con grande affanno di respirare – cosa che era sempre sembrata così facile, oibò, non c’era nemmeno da pensarci – puoi capire benissimo tutto quanto.
Ma mi auguro e ti auguro che tu non possa capirlo, che una tale pena ti sia stata risparmiata.
É come vedere un macchinario complesso e sofisticato che sia stato azzerato da un evento catastrofico, dopo il quale cerchi con grande lentezza e sforzo di riavviarsi, sbuffando. Non puoi fare a meno di domandarti se lì dentro sia rimasto qualcosa di intatto, ma è una domanda pratica, priva di qualunque sfumatura emotiva (o almeno è stato così per me allora).
Poi vedi quel corpo inerte, sollevato a quattro braccia con notevole fatica e adagiato sul letto, ritrovare qualche timido movimento, prima una mano, poi una gamba, poi il collo, la bocca che si apre e cerca di articolare dei suoni. E torni a respirare un po’ meglio anche tu. Non tanto meglio, ma è già qualcosa.

Mentre il proprietario dell’altro paio di braccia provvede a chiamare i soccorsi, tu ti ricordi dell’unica buona pratica di pronto intervento che conosci, e dunque sospingi quel corpo così duramente provato perché rimanga disteso su un fianco, in modo che le vie aeree possano restare libere. Dopodiché attendi. Non lo sai ancora, ma d’ora in avanti non ci saranno altro che giorni, mesi, anni di sostegno prestato e di vigile attesa.

(segue)


CREDITS, NOMI E RIFERIMENTI:

Not this day (corredato da un’immagine tratta da qui) è una citazione dal discorso di incitamento rivolto da Aragorn (Viggo Mortensen) alle proprie truppe intimorite di fronte al Nero Cancello di Mordor, nel finale de Il ritorno del re, terzo e conclusivo film della trasposizione cinematografica diretta da Peter Jackson de Il Signore degli Anelli di Tolkien.

Il discorso originale recita:

Sons of Gondor!
Of Rohan!
My brothers.
I see in your eyes the same fear that would take the heart of me.
A day may come when the courage of Men fails, when we forsake our friends and break all bonds of fellowship, but it is not this day.
An hour of wolves and shattered shields when the Age of Men comes crashing down, but it is not this day!
This day we fight!
By all that you hold dear on this good earth, I bid you stand, Men of the West!

che nella versione in italiano suona così:

Figli di Gondor!
Di Rohan!
Fratelli miei.
Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore.
Ci sarà un giorno in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno!
Ci sarà l’ora dei lupi e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno!
Quest’oggi combattiamo!
Per tutto ciò che ritenete caro su questa bella Terra vi invito a resistere! Uomini dell’ovest!